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I Picchi

L'Energia
 

I picchi e le riserve

Il picco nella produzione di un qualunque prodotto finito si verifica approssimativamente quando la metà della materia prima è stata sfruttata. E’ la soglia che fa intravedere il vicino esaurimento della materia prima entro un certo tempo. Una volta superato il picco ci si trova in una posizione di discesa e psicologicamente si accetta l’idea del limite raggiunto, della esiguità temporale e della scarsità imminente.
L’evento era stato teorizzato da King Hubbert nel 1974 e, sebbene snobbato a quei tempi, ora viene comunemente preso in considerazione dai manager delle industrie petrolifere.
Queste tuttavia si sono ben guardate dal reinvestire i loro profitti miliardari maturati con la vendita del petrolio, neanche quando i prezzi sono schizzati alle stelle, da 20 dollari a 150 dollari il barile.
I Paesi che lo possedevano hanno tratto lucrosi guadagni senza fare niente di speciale, solo perché facendo qualche buco qui e lì, invece dell’acqua schizzava fuori l’oro nero. Tutti i Paesi che sfortunatamente non lo possedevano lo hanno dovuto acquistare alle quotazioni di chi ha il coltello dalla parte del manico.
Quelle industrie avrebbero potuto investire una parte dei profitti nella ricerca di nuove tecnologie di perforazione che probabilmente avrebbero reso l’estrazione del petrolio più facile, con la conseguente diminuzione o contenimento dei prezzi. Invece i profitti sono finiti nei così detti progetti “a foglia di fico”: nelle tecnologie delle energie rinnovabili, tanto per lavarsi la coscienza e farsi perdonare i vasti inquinamenti marini e terrestri.
Ma qualcuno avrebbe dovuto spiegare loro che le turbine eoliche hanno bisogno di acciaio ed i pannelli solari hanno bisogno di semiconduttori a base di Terre Rare. Questi materiali strategici hanno delle innate vulnerabilità e sono soggetti al problema del “Picco” proprio come il petrolio.  
Quando finiscono come e con cosa possono essere sostituiti?
Il gas spesso fuoriesce con il petrolio e una gran quantità è bruciata causando emissione di CO2 nell’atmosfera. Chi si occupa di ambiente dovrebbe mettere al primo posto la soluzione di questo enorme problema. Inoltre l’estrazione del gas, il suo trasporto ed il suo stoccaggio hanno costi talmente elevati che nemmeno la Gazprom può permettersi di sostenere per lungo tempo, a meno di un continuo aumento dei prezzi.
E’ facile costatare che costa più l’infrastruttura del trasporto che non la materia trasportata. Ma una volta non si diceva: è più la spesa che l’impresa? Periodicamente avviene la revisione dei contratti di fornitura e l’aumento dei prezzi è paragonabile all’estorsione. Infatti o lo si accetta “obtorto collo” o si resta a secco. L’infrastruttura LNG (Liquid Natural Gas) propone soluzioni che le popolazioni locali non accettano di buon grado. I boss di quelle infrastrutture per puro profitto mercantile pretendono di giocare con la vita altrui e compromettere il già precario equilibrio ambientale e marino, posizionando gli Offshore FSRU (Floating Storage Reclassification Unit) a qualche decina di miglia dalla costa.
E’ sufficiente ricordare quanto è successo con l’uragano Katrina nel Golfo del Messico, dove le piattaforme di stoccaggio del gas liquido e del petrolio non hanno resistito alla forza della natura ed hanno causato ingenti danni ambientali.

Secondo i dati forniti da BP Statistical Review of World Energy - June 2011, ancora oggi le riserve stimate di carbone ammonterebbero a circa 861 miliardi di tonnellate, contro le quasi ridicole riserve di petrolio (189 miliardi di tonnellate) e di gas (150 miliardi di petrolio equivalente).

Secondo questa stima, salvo scoperte di nuovi giacimenti, e sulla base degli attuali consumi, e senza tuttavia tener conto del boom demografico di alcuni Paesi, l’autonomia energetica assicurabile all’umanità da queste fonti fossili sarebbe la seguente:
• Carbone:      118 anni
• Petrolio:         45 anni
• Gas naturale:  59 anni

Ma il rapporto Marchetti-Furukawa suggerisce altre stime,  cioè:
Risorsa                     Picco                         Termine                      Anni dal 2012
Carbone Fossile       1930                             2050                                  38  
Petrolio                    1970                             2050                                  38
Gas Naturale            2020                             2070                                  58

Il compianto Prof. Kazuo Furukawa, deceduto nel Dicembre 2011, nella conferenza del 29/30 Marzo 2010 a Mountain View, California, analizzando le previsioni su una futura energia globale, ha evidenziato che non si potrà contare molto sul solare nel breve periodo, perché tuttora insoddisfacente come resa.  Per arrivare ad una tecnologia che sfrutti proficuamente il sole, servono ancora 100 anni, o più, di ricerca, sperimentazione e messa a punto. Una volta trovata la soluzione è molto probabile che il nuovo solare diventi il generatore definitivo di energia.


 
 
 
 
 
 
 
 
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